Biografia

Norbert Lantschner, riconosciuto esperto nel campo delle tematiche ambientali, nasce nel 1956 a Sarentino (BZ). Per 14 anni ha diretto l’ufficio Aria e Rumore della Provincia di Bolzano, occupandosi di problematiche d’inquinamento dell’aria da rumore e protezione del clima. Come Coordinatore dell’Alleanza per il Clima, sente la necessità di intervenire in uno dei settori maggiormente responsabili delle emissioni nocive: l’edilizia. Nasce così il progetto CasaClima, di cui Lantschner è ideatore e promotore.


Stiamo entrando in un futuro che non vogliamo

Comprendere che le pratiche edilizie contribuiscono all’inquinamento ambientale e che pesano sul clima richiede solo un po‘ di buon senso. Conoscere invece la vera dimensione dell’impatto che il settore delle costruzioni ormai ha raggiunto sul nostro pianeta – non solo ambientalmente ma anche a livello socio-economico – richiede un maggior approfondimento.

Vorrei descrivere la profonda in-sostenibilità della nostra società con tre numeri. Sono consapevole che questi tre numeri non rappresentano il nostro unico problema. Eliminiamo troppe specie, stiamo esaurendo le riserve d’acqua dolce, disboschiamo foreste, stiamo rovinando l’humus del suolo come anche disturbiamo gravemente il ciclo del fosforo e azoto nei terreni senza dimenticare l’aumento dell’acidificazione degli oceani.

1.700

Partiamo dalla crisi climatica, la sfida più imminente, anche se questa crisi è solo l’ambasciatore più visibile della nostra poli-crisi, una crisi che ormai è mutata in una vera emergenza è semplicemente solo un sintomo di una civiltà in guerra con il mondo vivente. Dall’inizio dell’industrializzazione, alla fine del XVIII secolo, la concentrazione di gas serra nell’atmosfera è aumentata notevolmente rispetto ai secoli precedenti. Il mondo della scienza concorda ampiamente sul fatto che questo aumento sia dovuto all’attività umana. Attraverso il cosiddetto effetto serra antropogenico, l’uomo sta modificando il clima ben oltre le fluttuazioni climatiche naturali ed è considerato la causa principale del riscaldamento globale dalla metà del XX secolo. La causa principale del cambiamento climatico antropogenico è l’aumento dei principali gas serra: CO2, metano e protossido di azoto dovuto alla combustione di combustibili fossili come carbone, gas e petrolio, nonché all’intensificazione dell’agricoltura. A ciò si aggiunge la distruzione da parte dell’uomo di pozzi naturali come foreste e brughiere. Di conseguenza, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera nel 2020, ad esempio, era quasi del 50% più alta rispetto a prima dell’inizio dell’industrializzazione e la temperatura media globale è aumentata di circa 1,3 gradi Celsius tra il 1880 e il 2024. In sintesi: il surriscaldamento della Terra è reale, noi siamo la causa, è pericoloso, gli esperti concordano, ma possiamo fare ancora qualcosa.

Nonostante questa chiarezza ci troviamo però di fronte a un muro tra quelli che negano questo rischio o trovano che si dà troppo spazio mediatico. Poi ci sono quelli che hanno preso una posizione di indifferenza o rassegnazione, senza dimenticare quelli che sono convinti che con la tecnica troveremo la giusta risposta alla sfida. Comunque, tutto questo non ha aiutato a passare dalle promesse o annunci a fatti concreti cioè ad azioni adeguate a ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera. Anzi la cosa più incoraggiante è che le emissioni continuano a crescere. Basta pensare che dalla Cop 1 (Conferenza delle Parti), cioè tra la prima conferenza mondiale tenutasi a Berlino nel 1995, alla Cop 28 nel 2023 a Dubai, le emissioni di CO2 sono quasi raddoppiate. Attualmente stiamo scaricando nell’aria ogni secondo 1.700 tonnellate di gas serra, abbiamo ridotto l’atmosfera a una gigante discarica. Una bella fetta della CO2 emessa sarà ancora attiva come gas climalterante per secoli. La conoscenza della dinamica climatica ci impone che dobbiamo frenare con le emissioni ma ancora lasciamo il piede sull’acceleratore sapendo che il cambiamento climatico è una minaccia per il benessere umano e la salute del pianeta ignorando che la finestra di opportunità per garantire un futuro vivibile e sostenibile per tutti si sta rapidamente chiudendo, come avverte nel suo ultimo rapporto il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc).

Quasi la metà della popolazione mondiale, ovvero 4 miliardi di persone, vive in regioni che saranno particolarmente colpite dai cambiamenti climatici o che lo sono già ora, soffrono di ondate di calore, inondazioni, siccità, ecc. Per limitare l’aumento della temperatura a 1,5° Celsius o almeno a un massimo di 2° Celsius è necessario ridurre drasticamente le emissioni di gas serra in tutti i settori entro la fine di questo decennio. Gli esperti già nel 2019 chiedevano un dimezzamento delle emissioni di CO2 ogni decennio per arrivare alla neutralità climatica nel 2050. Le decisioni prese in questo decennio avranno un impatto sui prossimi millenni, sottolinea l’Ippc. I macro settori responsabili dell’impronta climatica sono i trasporti, il compartimento agroalimentare e il mondo delle costruzioni, che rappresenta “elephant in the climate room”. In Europa l’edilizia consuma il 40 percento dell’energia finale ed è responsabile del 36 per cento delle emissioni di anidride carbonica. Soprattutto nel dopoguerra con la combinazione del fabbisogno di alloggi e il bassissimo costo di combustibili ha portato che oggi tre quarti degli edifici in Europa sono energivori e necessitano una profonda riqualificazione energetica per portare questo macro settore alla necessaria neutralità climatica entro il 2050. Meglio sarebbe ancora di raggiungere quest’obiettivo entro 2040-45 per non innescare dinamiche climatiche correlate ai cosiddetti’’Tipping Points“ climatiche che porterebbero a conseguenze pericolose per la società umana.

450.000

Ogni giorno sono necessari 100 milioni di barili di petrolio grezzo per far funzionare l’economia sul nostro pianeta. Ciò equivale a circa 16 miliardi di litri, giorno dopo giorno. Anche le quantità di gas naturale e di carbone che consumiamo giornalmente sono al di là di ogni immaginazione. Nel suo insieme la massa di energia fossile equivale a 450.000 litri di petrolio ogni secondo. Senza questa energia, e si tratta di energia non-rinnovabile, la nostra civiltà collasserebbe immediatamente. E i consumi energetici continuano ad aumentare. I recenti investimenti incoraggianti per la produzione di energia da impianti fotovoltaici e eolici finora non sono riusciti a diminuire la domanda del materiale fossile. Con la scoperta di quel tesoro nella crosta della terra, che corrisponde praticamente a una immaginabile batteria carica di energia, l‘uomo ha avuto accesso a centinaia di miliardi di ”schiavi energetici“ e ha cominciato a cambiare la faccia della Terra con nuove tecnologie e materiali da costruzione, scoprendo nuove forme di mobilità e praticando una rivoluzione agricola.

Nell’arco di tempo di un batter d’occhio utilizzando un’immensa massa di energia formatosi in milioni e milioni di anni con la raccolta di energia solare è diventata la forza geofisica dominante del pianeta. Spesso si dimentica che non serve solo energia per muovere auto, aerei, navi, treni e varie macchine ma anche per produrli, serve anche un sacco di energia non solo per climatizzare ma anche per costruire edifici, strade, parcheggi e gallerie. Energia è sinonimo di ricchezza e potere e l’accesso all’energia e i costi energetici definiscono l’economia e il grado di benessere di una società. È la regina di tutte le risorse, facile comprendere che si fanno guerre per assicurarsi l’accesso e l’approvvigionamento.

3700

Con energia e macchine l’uomo ha cannibalizzato le risorse di un pianeta finito, producendo flussi di rifiuti tossici inquinando ogni angolo del pianeta.  L’ uomo ha creato così una tecnosfera, un mondo morto in mezzo alla biosfera. Oggi il peso della tecnosfera cioè tutti gli oggetti prodotti dell’uomo  – cemento, acciaio, asfalto, vetro, veicoli e plastica – supera il peso di tutti gli esseri viventi del pianeta. Nel 1900 la massa della civiltà umana equivaleva a circa il 3% della biomassa globale. Oggi la plastica (8 miliardi di tonnellate) sulla Terra pesa il doppio degli animali terrestri e marini (4 miliardi di tonnellate). Attualmente estraiamo dalla Terra ogni secondo 3.700 tonnellate di materie prime, con questo non produciamo a dismisura cemento, plastica e vari oggetti ma distruggiamo anche una folle quantità di vita. Il tasso di recupero, riciclo si aggira al 7-8 percento.

Non abbiamo solo prodotto a dismisura cemento, plastica e vari oggetti superando ciò che la Terra ha sviluppato in 4 miliardi di anni ma abbiamo distrutto anche una folle quantità di vita. Giorno per giorno vengono abbattuti 15 milioni di alberi, dalle sole foreste primarie e ogni giorno portiamo all’estinzione fino a 150 specie di animali e piante. Ormai è rimasto sul pianeta soltanto la metà degli alberi che vi si trovavano all’inizio dell’agricoltura. Non c’è dubbio, l’intervento umano all’anno è più grande e più completo di tutte le altre forze della natura messe insieme all’umanità.

Verso una civiltà attenta alla Terra

È fondamentale comprendere a un livello profondo cosa ha causato l’emergenza climatica e il degrado di importanti ecosistemi. Capire che “business as usual” non è più possibile. Dobbiamo superare il pensiero predominante che vede l’uomo come qualcosa di separato dalla natura e addirittura superiore ad essa. Invece siamo il risultato di un processo evolutivo. Siamo qui non per dominare la terra bensì per proteggere e mantenere l’abitabilità della Terra. Questo nuovo imperativo etico implica non più solo preservare porzioni di natura o salvare specie selezionate. Si tratta di salvaguardare l’integrità olistica dell’ecosfera. Saremo non solo abitanti consumistici della Terra, ma diventiamo attori consapevoli, con il potere e la responsabilità di modellare il futuro del pianeta. Questo ruolo non deriva da un mandato divino o da un senso di dominio antropocentrico, ma da una profonda comprensione della nostra interdipendenza con l’ecosfera. Ovvio che da un’economia distruttiva dobbiamo passare a un’economia rigenerativa, che richiede un‘altra forma di mobilità e produzione di cibo, ma soprattutto ci vogliono pratiche costruttive diverse con un’architettura che si orienta a un nuovo Leitbild. “Natura Mensura Est”, al centro di tutto non sta più l’uomo ma la natura.

Però iniziamo a smettere di fare danni e costruire con la natura, non contro la natura. Abbiamo per troppo tempo trascurato i segnali della natura e adesso dobbiamo correre per evitare dinamiche incontrollabili. Oltre la transizione energetica, cioè, efficientare e decarbonizzare i processi costruttivi, serve un impegno anche per la transizione materica. Non abbiamo né la materia prima e né l’energia per costruire alloggi per i prossimi due miliardi di persone senza dimenticare che già oggi una consistente fetta della popolazione mondiale vive ancora in baraccopoli e avrebbe diritto di un’abitazione dignitosa. L’uso dei principali materiali dell’era industriale con un pesante impatto socio-ambientale – cemento, acciaio, alluminio, vetro e plastica – devono essere fortemente ridimensionati e privilegiando materiali rinnovabili e sani. Prima di scegliere una soluzione costruttiva va analizzato l‘impatto socio-ambientale dell‘intero ciclo di vita di ogni singola componente (prelievo-produzione-trasporti-smaltimento/riciclo/riuso) di qualsiasi costruzione. Questo ci aiuta a inseguire il principio “costruire con la natura, costruire nella cultura.”

Agire. Ora

Serve un pacchetto completo di misure per passare completamente alla costruzione e al funzionamento sostenibile degli edifici, misure per raggiungere gli obiettivi di Parigi in materia di protezione del clima e di garantire la qualità della vita di tutto il nostro ambiente. In via prioritaria, devono essere apportati cambiamenti fondamentali per quanto riguarda i materiali da costruzione, la riciclabilità, la valutazione del ciclo di vita, la protezione degli edifici esistenti, la biodiversità, l’educazione/insegnamento e la pianificazione della domanda.

Per mantenere la Terra abitabile

  • Esaminare criticamente le demolizioni
  • Scegliere materiali sani e positivi per il clima
  • Progettare per una società aperta
  • Progettare per la circolarità
  • Utilizzare le miniere urbane
  • Preservare e creare habitat biodiversi
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