Biografia

Norbert Lantschner, riconosciuto esperto nel campo delle tematiche ambientali, nasce nel 1956 a Sarentino (BZ). Per 14 anni ha diretto l’ufficio Aria e Rumore della Provincia di Bolzano, occupandosi di problematiche d’inquinamento dell’aria da rumore e protezione del clima. Come Coordinatore dell’Alleanza per il Clima, sente la necessità di intervenire in uno dei settori maggiormente responsabili delle emissioni nocive: l’edilizia. Nasce così il progetto CasaClima, di cui Lantschner è ideatore e promotore.

“Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito, ha seri problemi cognitivi e di logica elementare”, affermò l’economista Kenneth Boulding. Non c’è modo migliore per descrivere la necessità di cambiare il modo in cui utilizziamo le risorse.

Basta pensare che ogni anno vengono estratti dalla terra 101 miliardi di tonnellate di risorse naturali (fonte: UNEP International Resource Panel 2024). Il settore dell’edilizia assorbe la maggior parte di queste risorse, con circa 40 miliardi di tonnellate, di cui:

  • 32% minerali non metallici (sabbia, ghiaia, cemento);
  •  2% biomateriali (legno, fibre).
  • 6% metalli (ferro, alluminio, rame per strutture e impianti).
  •  2% biomateriali (legno, fibre).

Inoltre il comparto delle costruzioni è responsabile del 40% delle emissioni globali di CO₂ e del 40% dei rifiuti globali, classificandosi come uno dei settori più impattanti al mondo. Perciò, il sistema delle costruzioni rappresenta il fulcro di una rivoluzione indispensabile: la transizione materica, ovvero il passaggio da un’economia estrattiva a un’economia circolare e rigenerativa. L’attenzione si concentra in particolare su tre principi:

  1. Risparmiare prodotti o usarli in modo più consapevole
  2. Aumentare la durata dei prodotti
  3. Reimpiegare i materiali in modo intelligente

Ma come si traduce in pratica la circolarità nel settore delle costruzioni? E quali sono le sfide da affrontare per una sua piena adozione?

L’edilizia circolare è un modello che riprende i principi dell’economia circolare e li applica al ciclo di vita degli edifici, dalla progettazione alla demolizione.  A differenza del tradizionale approccio lineare (estrarre, produrre, utilizzare, smaltire) quello circolare punta a:

  • ridurre l’uso di materie prime vergini
  • riutilizzare materiali e componenti esistenti  
  • riciclare gli scarti in nuovi processi produttivi  
  • ripensare la progettazione per favorire smontaggio e recupero

In Europa, gli edifici esistenti sono un “giacimento urbano” di 50 miliardi di tonnellate di materiali riutilizzabili. In Italia, il settore delle costruzioni genera circa 60 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, rappresentando una delle voci più significative nel panorama dei rifiuti speciali. Secondo gli ultimi dati (ISPRA 2023), la percentuale di riciclo dei rifiuti edili si attesta intorno al 77%, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti e superiore alla media europea (che si ferma al 50-60%).  

Dettaglio della situazione italiana:

  • Rifiuti inerti (calcestruzzo, mattoni, tegole, laterizi): Sono i più riciclati, con tassi che superano l’80%, grazie all’uso come aggregati riciclati per sottofondi stradali o nuovi calcestruzzi.  
  • Materiali misti (legno, metalli, plastica): Hanno tassi di recupero più bassi (50-70%), spesso a causa della difficoltà di separazione.  
  • Rifiuti pericolosi (amianto, vernici, solventi): Vengono smaltiti in discariche specializzate o trattati con processi specifici. 

I pilastri della circolarità in edilizia

  1. Progettazione modulare e reversibile

Gli edifici devono essere concepiti per essere smontabili (per esempio: giunti meccanici, materiali puri non compositi) e adattabili, con componenti intercambiabili. L’uso di sistemi a secco facilita il riassemblaggio e il riutilizzo dei materiali. 

  1. Utilizzo di materiali riciclati e materiali riutilizzati

L’impiego di materiali a basso impatto ambientale è fondamentale

  1. Gestione dei rifiuti e recupero

In Europa, solo il 40% dei rifiuti edili viene riciclato. Migliorare la selezione e il trattamento degli scarti permetterebbe di reinserirli nel ciclo produttivo, riducendo discariche e estrazioni di nuove materie prime. 

  1. Digitalizzazione e tracciabilità

L’uso di BIM (Building Information Modeling) e blockchain consente di monitorare i materiali lungo tutto il loro ciclo di vita, facilitandone il riutilizzo futuro. 

Potenziale di circolarità nelle costruzioni inespresso

Gli edifici sono miniere verticali di:  

  •  Acciaio (100% riciclabile all’infinito).  
  •  Legno (se non trattato, riutilizzabile per secoli).  
  • Vetro e alluminio (riciclabili senza perdita di qualità).  
  • Laterizi e calcestruzzo (franto e reimpiegato come aggregato).

Esempio: Smontando un palazzo di 10 piani, si possono recuperare fino a 3.000 tonnellate di materiali (fonte: Circle Economy).  

Casi virtuosi:

  • Danimarca: 90% di riciclo grazie a tassa sui rifiuti edili (>€100/tonnellata se non recuperati).  
  • Giappone: Legge del 2000 che obbliga il riciclo di legno e asfalti in nuovi cantieri

Le sfide da superare

Nonostante i progressi, l’adozione dell’edilizia circolare incontra ostacoli:  

  • Normative frammentate: Mancano standard omogenei sul riuso dei materiali.  
  • Costi iniziali più elevati: Investire in materiali riciclati o tecnologie avanzate può essere più oneroso nel breve periodo.  
  •  Resistenza culturale: Il settore è tradizionalmente legato a metodi costruttivi lineari.  

Conclusioni

La transizione verso un’edilizia circolare è necessaria e inevitabile, ma richiede un cambio di mentalità a tutti i livelli: dalle istituzioni (con politiche incentivanti) alle imprese (con innovazione nei processi) fino ai consumatori (con una maggiore consapevolezza).  

Solo integrando sostenibilità, tecnologia e collaborazione si potrà costruire un futuro in cui gli edifici non siano più fonte di spreco, ma parte di un ecosistema rigenerativo.