Biografia

Maddalena Fortelli, Architetto, esperta di urbanistica e membro del comitato scientifico di Rigenera.


Le immagini qui rappresentate raccontano una incontrovertibile realtà e pongono una serie di interrogativi. Come è possibile che un settore così strategico come la scuola abbia sostanzialmente conservato un setting (struttura, conformazione, qualità e predisposizione dell’ambiente fisico) pressoché identico a quello di inizio secolo? Come mai questo spazio non è stato investito dai processi di trasformazione e ammodernamento che invece hanno letteralmente travolto altri settori?

Connubio tra architettura e istruzione, gli edifici scolastici non sono solo luoghi di apprendimento, ma anche elementi cruciali per la costruzione di comunità resilienti. La loro progettazione, la loro connessione con la comunità e con il territorio fa sì che la scuola oggi assuma un ruolo chiave, potenziale motore di rigenerazione urbana.


Scuola come connettore umano

Recentemente il nesso tra prossimità, educazione e formazione ha assunto una crescente centralità sia nel dibattito politico che nelle discipline legate alle culture di progetto. Le fragilità emerse dalla pandemia hanno indirizzato verso un impegno significativo in un’ampia opera civica, in cui gli ambienti scolastici sono diventati parte fondante e gli spazi educativi considerati prioritariamente luoghi comunitari[1].

La scuola e, in senso più ampio, gli spazi della formazione, sono fulcri urbani per instaurare relazioni significative con il territorio, contribuendo a creare equilibri dinamici adattabili alle diverse realtà locali. Le scuole agiscono come presidi sociali e possiedono un potenziale trasformativo altissimo che può essere attivato tramite politiche adeguate di coinvolgimento. Il patrimonio scolastico, distribuito nelle città come una rete di punti di riferimento, mostra una trama variegata di strutture con gradi diversi di trasformabilità, riuso e modificazione.

Si tratta di un patrimonio molto differenziato, costituito da edifici singoli nella città consolidata, aggregazioni di edifici scolastici e servizi di prossimità di diverse dimensioni, cluster di scuole e servizi urbani di livello sovra-locale, prevalentemente situati nelle cinture delle città metropolitane e nei capoluoghi di provincia. Oggi gli edifici scolastici, caratterizzati da grate alle finestre e muri alti, riflettono l’idea di una scuola chiusa piuttosto che aperta. Riconsiderare la dimensione fisica degli spazi, in relazione al legame tra scuola e città, va oltre una riflessione sugli edifici e coinvolge l’idea stessa degli spazi di prossimità nei quartieri. La comunità scolastica diviene uno luogo fisico e sociale fondamentale per la vita di comunità, fungendo da punto di partenza per migliorare la qualità degli spazi di prossimità e le relazioni con altri servizi e spazi pubblici circostanti.

Gli edifici scolastici, spesso di proprietà pubblica, si articolano in vari ambienti con diverse funzioni, collegati al contesto circostante, costituendosi come poli territoriali integrati di welfare, anche se talvolta recintati per ragioni di sicurezza. A Parigi, nel 2020, la sindaca Anne Hidalgo, nel Manifesto pour Paris con lo slogan “la ville du quart d’heure” edito da Carlos Moreno, ha sottolineato l’importanza di restituire un progetto di prossimità nelle principali città europee: individua infatti nella scuola “la capitale du quartier”, uno spazio non solo dedicato alle relazioni sociali tra genitori, bambini, studenti e insegnanti, ma anche un contenitore di attività ludico-creative per il quartiere, di sostegno psicologico e sociale dopo la crisi, e di attivazione di nuove economie e sinergie tra attori diversi. Uno spazio che necessita di dilatarsi e essere accessibile e utilizzabile in modi diversi e in sicurezza.

Ruolo chiave dell'architettura

Oltre alla dimensione urbana in cui si colloca l’edificio o il plesso scolastico, determinante diviene dunque la questione dell’architettura, della progettazione degli ambienti interni ed esterni, dei principi di progettazione incentrati su nuove priorità: inclusione, sostenibilità e partecipazione. In questa complessità, le scuole costituiscono parte integrante del patrimonio costruito, soggette ai processi di degrado fisico e ai cambiamenti delle pratiche d’uso, soprattutto in relazione all’evoluzione delle strategie pedagogiche[2]. Questo patrimonio edilizio è stratificato nel tempo, diversificato dal punto di vista tipologico e funzionale, articolato nello spazio secondo logiche non sempre coerenti. Tuttavia, fenomeni come la contrazione demografica e la riduzione delle risorse per manutenzione e riqualificazione ne hanno comportato una diminuzione e impoverimento, lasciando un elevato numero di scuole singole o addirittura plessi scolastici in condizioni di abbandono.

Nella convinzione che la qualità degli spazi vada di pari passo con la qualità dell’apprendimento, Loris Malaguzzi[3] sostiene che l’ambiente è il terzo educatore unito, in forte simbiosi, ai docenti e ai saperi. Un luogo apparecchiato in modo da “invitare all’esplorazione, alla scoperta, alla esplicitazione ed alla condivisione del sapere, in un costante scambio tra individuale e sociale perché lì possano accadere occasioni di costruzione dell’esperienza della conoscenza”. Maria Montessori[4] descrive l’ambiente come motore dell’apprendimento. La didattica, la professionalità dell’insegnante, la scuola nelle sue componenti hanno dunque consonanza con architettura e urbanistica nell’intendere i luoghi non solo in modo fisico – organizzazione degli spazi, arredi e materiali – ma come luogo mentale, culturale, virtuale. Progettare un’ambiente scolastico significa dunque realizzare uno spazio di vita in cui sia possibile collegare pedagogia, architettura, sociologia e antropologia, discipline e saperi chiamati a dichiarare le loro epistemologie, confrontare i loro linguaggi e i sistemi simbolici in una libertà che nasce dalla volontà del confronto e del dialogo.

La scuola, in collaborazione con la famiglia, ha il compito di assistere il bambino nel manifestare tutte le sue potenzialità e stimolare la creatività. Il processo di apprendimento di bambini e bambine avviene grazie all’utilizzo delle risorse cognitive di cui è dotato. Pertanto, è essenziale che l’ambiente scolastico sia piacevole, accogliente, curato e ricco di materiali in grado di ispirare il piacere nell’apprendimento e la collaborazione tra i bambini[5]. Malaguzzi teorizza inoltre la necessità di creare uno spazio specifico per gli incontri con i genitori per favorire la costruzione di relazioni sociali fondamentali per la co-educazione. Bambine/i manifestano una notevole sensibilità e competenza percettiva nei confronti dello spazio. In questa fase della vita, tutti i loro sensi sono altamente attivi, anche se non sempre in modo del tutto conscio: l’analisi della realtà e la costruzione di senso avvengono attraverso tutti i recettori sensoriali. L’aula, tradizionalmente centrale negli edifici scolastici, rappresenta un dispositivo didattico ormai troppo inflessibile e inadatto alle moderne esigenze formative, che richiedono invece spazi polifunzionali e modulari. Inoltre tende a relegare gli altri spazi a un ruolo strumentale o accessorio, utilizzati solo per specifiche attività. Corridoi, palestre e laboratori hanno spesso un impiego definito e distante dalle rinnovate linee pedagogiche-didattiche. Oggi emerge la necessità di considerare l’ambiente scolastico come un unico spazio integrato, dove i diversi microambienti, ciascuno con scopi differenziati, godano della stessa importanza, risultando flessibili, abitabili, accoglienti garantendo un adeguato livello di funzionalità, comfort e benessere di supporto alle attività. Progettare lo spazio di una scuola è un processo che richiede grande creatività non solo pedagogica e architettonica, ma anche sociale, culturale e politica[6].


Il patrimonio degli immobili

L’esame dell’evoluzione degli spazi scolastici diviene dunque necessario per comprendere le caratteristiche tecniche e materiali degli edifici, per valutare la portata del patrimonio da rinnovare, le trasformazioni necessarie e gli impegni economici. A partire dal 2018, il Ministero dell’Istruzione ha introdotto un nuovo sistema di Anagrafe dell’edilizia per fornire dettagli sulle strutture scolastiche, incluso il dimensionamento delle aule. A causa dell’emergenza epidemica e della necessità di distanziamento fisico nelle scuole, è stato deciso di aggiornare l’Anagrafe in collaborazione con le Regioni attraverso gli Enti territoriali responsabili degli edifici, rendendo i dati accessibili attraverso un “cruscotto” informativo. Il patrimonio edilizio, sviluppato nel tempo, presenta notevoli fragilità, specialmente per quanto riguarda il costruito nel secondo dopoguerra, vulnerabile a causa delle condizioni di manutenzione e della collocazione in contesti periferici.

Emergono criticità nella qualità costruttiva e del suo impatto ambientale, spesso carenti di approcci sostenibili (nonostante poi si insegni agli studenti l’importanza della responsabilità ecologica). L’incuria del patrimonio edilizio non solo riflette una frattura generazionale, ma evidenzia anche un deficit di cultura ecologica, accentuato dalla recente pandemia. La didattica a distanza ha accelerato ed evidenziato non solo le differenze sociali, ma anche un malinteso approccio individuale, un’elaborazione passiva dei contenuti e un significativo aumento dei disagi psicologici[7].


Politiche Europee e PNRR

Tutto quanto evidenziato rivela l’urgenza di una riflessione: è essenziale ristabilire un dialogo efficace tra pedagogia e architettura, considerando anche le recenti analisi OCSE[8] che indicano un deficit degli investimenti sull’edilizia scolastica in Italia rispetto al resto d’Europa. Le politiche dell’UE hanno incentivato interventi di riqualificazione con un focus sull’efficienza energetica, supportati da riforme finanziarie. I governi, attraverso iniziative come il Piano di edilizia scolastica, hanno promosso azioni per la manutenzione e la costruzione di nuovi edifici scolastici. Il concorso di progettazione “Futura. La scuola per l’Italia di domani” del Ministero dell’Istruzione si inserisce in questa direzione, prevedendo la realizzazione di 212 nuovi edifici scolastici. Questa iniziativa, seppur rappresentando solo una parte del vasto patrimonio scolastico italiano, costituisce il più ampio concorso di architettura organizzato dall’amministrazione pubblica italiana recentemente. Le opportunità offerte dall’UE e dal PNRR si traducono in occasioni per progetti multidisciplinari che rivitalizzano territori fragili, ponendo al centro la relazione tra scuola e città.

Conclusioni

Amministrare la scuola implica gestire gli usi attuali e anticipare quelli futuri, influenzando sia gli spazi che le persone, estendendo l’azione dai membri della comunità scolastica fino ai percorsi, luoghi e attività nella vicinanza della scuola. Azioni molteplici, specialmente per quanto riguarda la formazione e l’apertura dei locali a iniziative educative non tradizionali. La riqualificazione di questi luoghi, centrali per la città, offre significative implicazioni e potenzialità, per ri-costruire una comunità educante a livello cittadino[9]. La sfida della rigenerazione degli spazi scolastici è complessa ma necessaria. Un progetto completo può influenzare positivamente la vita urbana, riorganizzando gli spazi scolastici per migliorare l’accessibilità e la qualità dei servizi pubblici per tutta la comunità. La progettazione degli edifici scolastici diventa una leva per la costruzione di comunità resilienti, contribuendo alla rigenerazione urbana e trasformando la scuola in un fulcro di apprendimento, connessione e trasformazione sociale.

Bibliografia

[1] L’edizione della Biennale dello Spazio Pubblico 2023 (Università Roma Tre) nella sezione dedicata a “Prossimità e spazi della formazione” adotta il paradigma della prossimità come chiave interpretativa per l’azione progettuale e politica negli spazi della formazione.

[2] Maria Fianchini afferma che “le nostre scuole sono state realizzate per fasi discontinue, attraverso programmi di sviluppo che rispondevano ai bisogni emergenti, a fronte degli squilibri originari nelle dotazioni scolastiche a livello territoriale, dell’evoluzione degli ordinamenti degli obblighi scolastici, della crescita demografica, dei flussi migratori interni ed esterni, e per garantire il servizio nei nuovi insediamenti abitativi” (Fianchini 2017)

[3] Loris Malaguzzi Loris Malaguzzi (1920-1994) è stato un pedagogista e educatore italiano, fondatore dell’approccio educativo noto come “Reggio Emilia Approach”, caratterizzato dalla valorizzazione della creatività, dell’autonomia e della partecipazione attiva del bambino nel processo di apprendimento. La sua visione pedagogica ha influenzato l’architettura scolastica e sottolineato l’importanza dell’ambiente fisico nella formazione

[4] Maria Montessori (1870-1952) è stata un’educatrice e medico italiana, fondatrice del metodo Montessori. Il suo approccio all’educazione si basa sull’autoeducazione e sull’apprendimento attraverso l’esperienza pratica. Montessori ha enfatizzato lo sviluppo naturale del bambino, incoraggiando l’indipendenza, l’autonomia e la libertà di esplorare. Il suo metodo ha avuto un impatto significativo sull’educazione infantile a livello mondiale.

[5] Malaguzzi L., I cento linguaggi dei bambini, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 1998

[6] Zini M., Bambini, spazi, relazioni. Metaprogetto di ambiente per l’infanzia, (a cura di) Giulio Ceppi e Michele Zini (Curatore), Reggio Children, 1998

[7] Elma Research pubblicata in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2022, Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi.

[8] OECD (2021), Studi economici dell’OCSE: Italia 2021, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/85d51ef5-it.

[9] “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” (proverbio africano)

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