Biografia
Laureata in Scienze della Comunicazione, ha un passato nell’ICT e un presente nel settore pubblico come project manager, con particolare attenzione alla valorizzazione dell’interazione tra cittadini e istituzioni, alle nuove tecnologie, all’accessibilità e all’inclusione. Appassionata di arte e cultura, nutre una profonda curiosità per l’evoluzione delle espressioni artistiche, dell’architettura e del design. Un suo racconto breve, “L’arte di far vivere gli uomini”, è stato finalista nel concorso nazionale di scrittura Architettura di parole, I° edizione, promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Arezzo, Consiglio Nazionale Architetti e Fondazione Archivio Diaristico Nazionale.

Il Belice, l’Irpinia, l’Aquila, Amatrice, l’Emilia sono solo alcuni dei luoghi che hanno subito terremoti classificati come “distruttivi” – per vittime, danni e impatto – avvenuti nel nostro Paese negli ultimi decenni. Le scosse sismiche non avvertono, non concedono il beneficio del tempo: si presentano con la forza brutale della natura, mettendo alla prova non solo gli edifici e le infrastrutture, ma anche le vite umane, le attività economiche e il patrimonio culturale del Paese. L’Italia, purtroppo, è uno dei paesi più esposti al rischio sismico in Europa: secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) il 45% circa del territorio è classificato come ad alta pericolosità e il 70% del patrimonio edilizio italiano è stato costruito prima dell’introduzione delle moderne normative antisismiche. Nonostante ciò, la prevenzione antisismica è spesso considerata un lusso e non come un’urgente necessità.
La normativa
La normativa antisismica italiana ha subito una profonda evoluzione dal 1900 a oggi, passando da un approccio empirico a uno basato su criteri scientifici e tecnologie avanzate. Inizialmente, dopo eventi drammatici come il terremoto di Messina del 1908, furono introdotte regole basilari. Negli anni ’20 vi è la prima classificazione sismica del territorio e negli anni ’30, con regolamenti tecnici più specifici, si cominciò a strutturare una normativa organica. Nel secondo dopoguerra, l’urbanizzazione e la ricostruzione portarono a un consolidamento delle regole, culminato nella legge n. 64/74, dopo il terremoto del Belice, che introdusse principi moderni di progettazione antisismica, imponendo la progettazione strutturale non solo per garantire la stabilità statica, ma per far fronte anche agli effetti dinamici delle scosse. Nel corso dei decenni successivi, vi furono diversi approcci per classificare il territorio italiano in zone sismiche, fino alla svolta del 2003 con l’OPCM (Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri) n. 3274/2003 emanato a seguito del terremoto del Molise: venne attribuito alle Regioni il compito di classificare il territorio nazionale a seconda del rischio sismico, attribuendo un valore da 1 a 4 sulla base di vulnerabilità, caratteristiche geologiche e sismicità storica. Questa norma ha, inoltre, introdotto per la prima volta in Italia criteri di progettazione sismica basati su metodi probabilistici, allineando i nuovi standard agli sviluppi della scienza ingegneristica e ai principi europei dell’Eurocodice 8.
Un dettato importante dell’Ordinanza fu l’obbligo della verifica sismica e dell’adeguamento degli edifici strategici e rilevanti, come scuole, ospedali, ponti e altre infrastrutture essenziali, nelle aree a rischio sismico. Le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC) del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti del 2008, aggiornate nel 2018, attualmente in vigore, perfezionarono ulteriormente il sistema, fornendo le linee guida per la progettazione antisismica in relazione alla zona sismica, alla sua destinazione d’uso e alle caratteristiche del terreno. Grazie alla redazione di una “maglia di pericolosità sismica” di 5 Km di lato, la classificazione della zona sismica diventa più accurata e puntuale, indipendente dai confini amministrativi. NTC 2018 introduce standard rigorosi per la progettazione e la costruzione di edifici in aree a rischio sismico, stabilendo che ogni edificio di nuova realizzazione debba essere in grado di garantire la sicurezza degli occupanti anche in caso di terremoti di elevata intensità. Questo sviluppo normativo riflette una crescente consapevolezza del rischio sismico e la necessità di proteggere persone ed edifici puntando su prevenzione e resilienza.
Vecchie costruzioni: un'eredità fragile
Una delle debolezze della situazione italiana è che l’applicazione pratica delle norme è spesso limitata alle nuove costruzioni o grandi interventi di ristrutturazione mentre una gran parte del
patrimonio edilizio, costruito prima dell’introduzione delle leggi antisismiche moderne, non è soggetta a questi aggiornamenti strutturali. Per non parlare dell’enorme patrimonio storico e artistico che spesso è quello che subisce danni ingenti dagli eventi sismici.
Con un patrimonio edilizio in gran parte obsoleto, l’Italia si trova ad affrontare un rischio sismico significativo, considerando che il 45% del territorio è classificato come ad alta pericolosità (zone 1 e 2). Questa situazione non solo minaccia la sicurezza della popolazione, ma rende anche il Paese esposto alla perdita di vite umane e a ingenti danni economici, con un impatto che va ben oltre gli oneri della ricostruzione.
Interventi per la protezione antisismica
Numerosi sono gli interventi atti a proteggere dal rischio sismico un edificio esistente. Tra le soluzioni più efficaci troviamo il rinforzo delle murature, utilizzando materiali come malte speciali o reti in fibra di vetro per aumentare la coesione e la stabilità delle pareti. Un’altra tecnologia molto diffusa è l’inserimento di controventi in acciaio, utili per migliorare la capacità della struttura di resistere alle forze orizzontali indotte dal sisma, rendendola più stabile e meno vulnerabile al collasso.
Gli interventi possono riguardare anche i solai, spesso rinforzati con materiali leggeri e resistenti come pannelli in legno lamellare o fibre composite, per ridurre il rischio di sfondamenti o crolli parziali. Un elemento fondamentale è il consolidamento delle fondazioni, che può includere tecniche come micropali o iniezioni di resine per garantire una distribuzione più uniforme delle sollecitazioni al suolo.
Una tecnologia avanzata e particolarmente efficace è rappresentata dagli isolatori sismici, dispositivi posizionati tra la base dell’edificio e la struttura superiore. Questi sistemi permettono di ridurre significativamente le sollecitazioni trasmesse dal terreno all’edificio durante un terremoto, aumentando la sicurezza complessiva. Questi dispositivi, che hanno trovato applicazione in numerosi interventi di protezione, come quelli effettuati sull’ospedale de L’Aquila, consentono di ridurre significativamente le sollecitazioni trasmesse dal terreno e migliorano notevolmente la sicurezza delle strutture in caso di forti scosse.
Incentivare la prevenzione: il Sismabonus
Per incoraggiare gli interventi di miglioramento e adeguamento antisismico degli edifici situati in zone a rischio sismico (quelle di tipo 1, 2 e 3) nel 2017 il Governo ha emanato il c.d. Sismabonus, uno strumento fondamentale per promuovere la prevenzione antisismica e ridurre i rischi legati ai terremoti in Italia.
Integrato nel 2020 nel Superbonus 110%, questo incentivo ha consentito di detrarre fino all’85% delle spese sostenute per lavori di messa in sicurezza degli immobili, a seconda dell’entità dell’intervento e del miglioramento della classe di rischio sismico ottenuto.
Il Sismabonus per il 2025 è prorogato, secondo il disegno di legge di bilancio, ma con aliquote ridotte rispetto agli anni precedenti: l’aliquota di detrazione è del 50% per le prime case e del 36% per le altre abitazioni e immobili non residenziali, con limite di spesa di 96.000 €. Nel 2026 e 2027 queste aliquote scenderanno rispettivamente al 36% e al 30% con lo stesso tetto di spesa.
Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha pubblicato un report aggiornato a marzo 2023 che analizza l’impatto del Superbonus, includendo sia il Super Ecobonus che il Super Sismabonus. Secondo questo studio, la spesa totale per il Superbonus da agosto 2020 a marzo 2023 è stata di 89 miliardi di euro, con 74 miliardi destinati al Super Ecobonus e una stima di 15 miliardi per il Super Sismabonus.
Nel corso degli anni, il Sismabonus si è rivelato uno strumento fondamentale per promuovere la prevenzione antisismica, con migliaia di edifici residenziali e pubblici che hanno beneficiato degli incentivi, riducendo il rischio nelle aree più vulnerabili del Paese.
La strada da percorrere
La terra trema, ma noi possiamo rimanere in piedi è la promessa della prevenzione antisismica: non è una questione solo per addetti ai lavori, ma un impegno collettivo che deve coinvolgere ogni cittadino, istituzione e professionista del settore.“La sicurezza sismica non è un optional, ma una necessità” sostiene Giuseppe Pompili, direttore dell’INGV “e ogni investimento in prevenzione è un investimento sulla vita e sul futuro del nostro paese”. Solo con una visione a lungo termine, che promuova la sicurezza come valore primario, possiamo ridurre i rischi e proteggere le generazioni future.
BOX NORMATIVA
● Le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC) sono definite nel decreto ministeriale 17 gennaio 2018 (che dal 22 marzo 2018 sostituisce il D.M. 14 gennaio 2008) https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/2/20/18A00716/sg
● Circolare esplicativa 21 gennaio 2019, n. 7 C.S.LL.PP. Istruzioni per l’applicazione dell’aggiornamento delle “Norme tecniche per le costruzioni” di cui al decreto ministeriale 17 gennaio 2018 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/02/11/19A00855/sg












