La cecità al cambiamento è un problema fondamentale per l’architettura delle città oggi. Le norme e le regole che guidano il comportamento sociale sono rafforzate dalla massa e basate su schemi mentali. Questi schemi influenzano come vediamo il mondo e le nostre relazioni, e possono valorizzare o distorcere completamente il significato di un progetto. Le persone tendono a conformarsi agli schemi della massa e a fare scelte impulsive basate sugli altri. Questo è un meccanismo difensivo del cervello, progettato per la sopravvivenza e per risparmiare energia.

Cambiare questi schemi è molto difficile, poiché tutto è strettamente interconnesso e gli schemi stessi sono progettati per resistere alle variazioni. Per generare nuove idee e progettare il cambiamento, è essenziale comprendere a fondo questi schemi. Una nuova idea è solo un nuovo schema, una diversa configurazione di elementi di pensiero. La creatività umana produce nuove idee.

 

 “La creatività comporta la rottura degli schemi consolidati per guardare le cose in un modo diverso”.

 

 Del Bono E.,(2015) Il pensiero laterale, BUR Rizzoli, Milano

Innovare significa introdurre nuove idee capaci di generare un cambiamento utile, sostituendo schemi mentali noti con altri radicalmente nuovi. Le necessità dell’uomo e i paradigmi che devono essere cambiati vanno inquadrati con nuove cornici per generare schemi inaspettati.

Il cambiamento è continuo e velocissimo. Negli ultimi 25 anni, abbiamo visto nascere i personal computer, gli smartphone, e Google, che ora sono essenziali per miliardi di persone. Il futuro sarà ancora più sorprendente, con cambiamenti non lineari e imprevedibili. Ogni giorno qualcuno crea un cambiamento che si combina con altri, creando un effetto moltiplicatore. Chi si attacca agli schemi vecchi verrà travolto. Il vero problema non è accettare nuove idee, ma liberarsi di quelle vecchie.

L’architettura della città, invece, è rimasta ferma negli ultimi 25 anni, bloccata dalla sua lunga storia e dall’inerzia che ne deriva. La storia supporta metodi e risultati consolidati, oscurando le nuove idee che potrebbero portare al cambiamento. Conservare è più facile per il cervello umano che innovare, ma è l’innovazione che ha permesso l’evoluzione.

Nel Rinascimento, l’architettura è cambiata radicalmente, mettendo l’uomo al centro e aprendo nuove opportunità di sperimentazione. Figure come Michelangelo e Brunelleschi hanno rivoluzionato l’architettura e l’arte, basandosi sul passato per creare un futuro diverso.

Oggi, dobbiamo rigenerare le città con questa mentalità innovativa, progettando il cambiamento in modo strategico. Una mentalità per progettare il cambiamento che possiamo declinare in tre punti.

Uno. Cambiare l’obiettivo.

Per oltre cinquant’anni, l’architettura ha cercato di essere indipendente da altre discipline, isolandosi e non riuscendo a migliorare le città. Le scuole e la cultura architettonica non rispecchiano più la realtà odierna. Non si possono risolvere i problemi urbani con approcci isolati e frammentati. Sebbene comprendiamo meglio come funzionano le città, non abbiamo progredito nella qualità della vita. Ora dobbiamo progettare relazioni tra le parti della città, creando un sistema dinamico che si adatta ai cambiamenti. Bisogna abbandonare la frammentazione disciplinare e cercare contaminazioni con altre discipline per cambiare il modo di pensare e costruire. Come dice il filosofo James Hillman, “E se non ci battiamo, se non ci esprimiamo in favore del nostro senso estetico, quel velo funebre che è la conformità ottundente finirà per togliere ogni forza al nostro linguaggio, al nostro cibo, ai luoghi dove lavoriamo, alle strade delle nostre città.


 J. Hilmann, (199) Politica della bellezza, a cura di Francesco Donfrancesco, Moretti &Vitali Editori, Bergamo.

Due. Cambiare gli schemi.

Il degrado delle città moderne è dovuto a vecchi schemi mentali ancora in uso. Per cambiare, dobbiamo sfidare questi schemi. I vecchi schemi ci rendono ciechi verso nuovi modi di fare le cose. Ad esempio, Ikea ha rivoluzionato il modo di vendere mobili chiedendosi se potessero essere montati dai clienti stessi. Perché in architettura non possiamo pensare a costruzioni off-site montate in cantiere? Rivoluzionerebbe un obsoleto modo di costruire, ma anche il linguaggio compositivo del progetto. Riconoscere le tendenze del cambiamento in atto, e riuscire a far leva sulla propria conoscenza e sulle risorse a disposizione in nuove combinazioni, conduce a nuovi risultati. Dobbiamo riconoscere le tendenze del cambiamento e usare le nostre conoscenze in nuovi modi, come ha fatto Apple con l’iPhone. Possiamo pensare a vivere assieme a una casa invece che vivere in una casa? L’architettura è costruita per soddisfare necessità e bisogni dell’uomo. Quali sono le necessità emergenti ancora insoddisfatte? Far corrispondere ciò che è possibile a ciò di cui si ha bisogno, liberandosi dal legame spazio-funzione rappresenta un altro schema mentale ribaltato.

Per cogliere le occasioni di rigenerazione dobbiamo modificare i nostri schemi di pensiero.

Tre. Cambiare per curare.

Cambiare mentalità è l’unico modo per capire se ne abbiamo una. Nell’insegnamento del progetto architettonico, si punta alla perfezione, il che è positivo ma non sufficiente. Come diceva Alberti, l’architettura “…è certamente tra le prime arti e attività per importanza

La pratica dell’architettura della città deve pertanto perseguire una necessaria sintesi tra l’approfondimento della cultura del progetto e la realizzazione di uno scopo sociale, curativo. “In altre parole, l’architettura era situata non solo fra le arti utili, ma soprattutto nell’orizzonte fondamentale della cura, riconoscendo una certa somiglianza di famiglia fra essa e le altre arti tese a prendere in cura il benessere e la salvaguardia delle comunità e delle persone, riconoscendo così il suo alto mandato sociale.”

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