Biografia

Paolo Cottino è un urbanista e policy designer, dottore di ricerca (PhD) in Pianificazione e Politiche Pubbliche del territorio iscritto all’Albo della Provincia di Milano. Esperto di policy analysis e approcci integrati allo sviluppo del territorio, nel 2017 è stato individuato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del MIBACT quale esperto nazionale di processi di city making.

Nel 2009 ha ideato e fondato KCity a seguito di più di un decennio di attività di consulenza presso l’area politiche urbane dell’IRS e di ricerca e insegnamento al Politecnico di Milano, durante i quali ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale come professore di Pianificazione e Progettazione Urbanistica e Territoriale e curato numerose pubblicazioni scientifiche e articoli su riviste nel settore.

E’ responsabile della direzione scientifica dei servizi di KCity, occupandosi in particolare di coordinare le attività che riguardano le innovazioni di processo e di prodotto nel campo dei servizi urbani.

Per capire cosa significa davvero rigenerazione urbana è indispensabile intendersi su cosa sia una città. Paolo Cottino, urbanista, policy designer e Founder di KCity, propone un cambio di prospettiva radicale rispetto alla visione più tradizionale della città come insieme di edifici, spazi aperti e infrastrutture materiali: «La città è piuttosto ciò che accade negli spazi urbani, è l’esperienza quotidiana che si realizza al loro interno».

Ciò che fa veramente la differenza dal punto di vista dei cittadini sono le possibilità di fruizione degli spazi da cui dipende l’identità e la qualità percepita di un luogo. Certamente la componente materiale ha una funzione abilitante fondamentale: può facilitare, incentivare e agevolare certi usi oppure, al contrario, ostacolarli ma non sono necessariamente e soltanto le architetture a dover cambiare perché una città si rinnovi: sono molteplici le leve su cui agire per migliorare il modo in cui le persone vivono un quartiere, i servizi che utilizzano, le relazioni che costruiscono, le attività che trovano spazio al suo interno.

Rigenerare significare ricreare l'effetto città

Occuparsi di rigenerazione urbana significa quindi occuparsi prima di tutto del modo in cui vengono usati gli spazi e delle esigenze di chi li abita. Uno spazio riqualificato non produce automaticamente nuove relazioni, servizi o forme di vita collettiva. La riqualificazione edilizia può essere una condizione importante della rigenerazione, ma rappresenta solo uno degli ancoraggi del processo di cambiamento, non il processo stesso.

Rigenerare significa puntare a ricreare quell’effetto città che, per ragioni diverse, si è perso: perché un quartiere è entrato in crisi, un luogo ha esaurito la propria funzione storica, un territorio si è spopolato o determinate dinamiche ne hanno progressivamente indebolito la vitalità. L’obiettivo è tornare a creare un ambiente urbano che funzioni, nel quale chi lo vive possa trovare risposte alle proprie esigenze.

È anche il principio alla base dell’attività di KCity, società specializzata nel design strategico per la rigenerazione urbana a impatto sociale: reinventare l’uso degli spazi e le funzioni di aree del territorio nella prospettiva di creare valore sociale, puntando ad incrementare la qualità di vita e il benessere per le comunità.

Dall'espansione della città al riuso del patrimonio esistente

Il concetto di rigenerazione si è affermato di pari passo con il consolidamento di un profondo cambiamento dello scenario entro cui è chiamato a lavorare chi si occupa di città.

In passato lavorare sulla città significava prevalentemente nuova edificazione e attribuzione di funzioni precise a luoghi altrettanto precisamente identificati: la casa, l’ufficio, il commercio, i servizi pubblici. Anche dimensione pubblica e dimensione privata tendevano a muoversi in ambiti distinti.

Oggi questo schema è molto meno netto: i bisogni sono cambiati, la dimensione dell’abitare interessa molto anche i servizi, gli spazi comuni, le funzioni complementari, le funzioni si ibridano e, soprattutto, una parte consistente della trasformazione urbana passa dal riuso del patrimonio esistente. Fabbricati dismessi e immobili che hanno perso la propria funzione non sono quindi soltanto un problema da risolvere sul piano dell’edilizia. Secondo Cottino: “ogni spazio vuoto, più che un problema, è un’ opportunità” : l’opportunità di immagine nuovi usi capaci di rispondere a esigenze che prima non esistevano o che non trovavano risposta.

Ma proprio qui cambia l’ordine delle domande. Prima di chiedersi come trasformare un edificio, occorre comprendere che cosa serve al territorio, chi potrebbe utilizzare quello spazio e quale funzione potrebbe renderlo nuovamente parte attiva della città. Secondo Cottino, il paradigma della rigenerazione si lega a due principali assi di ”integrazione”: il primo è la connessione tra aspetti fisici e sociali (hardware e software); il secondo riguarda il rapporto tra progetto puntuale e processo di trasformazione.

Hardware e software

Ricorda Cottino una famosa citazione di Charles Landry per cui la città è un tutto interconnesso: è costituita da un hardware e un software, l’uno non può esistere senza l’altro e per questo motivo tra le professioni essenziali vi sono figure di raccordo come gli specialisti delle rigenerazioni urbane. Le iniziative di rigenerazione sono sempre e per definizione azioni integrate: hanno il compito precipuo di legare la dimensione materiale e immateriale dello sviluppo, studiano nuovi contenuti per vecchi contenitori, creano piattaforme abilitanti per nuovi usi e nuovi modelli di organizzazione sociale.

La rigenerazione è, da questo punto di vista, una straordinaria occasione per mettere a sistema azioni, politiche e progetti che afferiscono ad ambiti tematici diversi e complementari: dentro le Pubbliche Amministrazioni, ad esempio, il punto di contatto è anche l’occasione di collaborazione tra settori differenti, da quelli più orientati alla gestione dell’hardware urbano (lavori pubblici, urbanistica, ambiente) a quelli più incentrati sullo sviluppo della componente software (servizi sociali, politiche culturali, sviluppo economico).

Progetto e processo

D’altra parte il progetto, inteso come intervento puntuale calato su uno spazio fisico ben identificato, studiato nei suoi contenuti a livello tecnico e operativo, non è mai il fine ma sempre un mezzo e assieme uno step del cambiamento più ampio in vista del quale enti, istituzione e attori locali si muovono. È per questo che la rigenerazione presuppone sempre una strategia che rilegge l’intervento in una logica processuale più ampia: una storia fatta di attori diversi, interessi, risorse, decisioni e azioni che si susseguono nel tempo.

Il design strategico si applica quindi ad un campo più articolato e complesso rispetto a quello della progettazione fisica: include la gestione di diversi aspetti di fattibilità (sociale, politica, economica, oltre che tecnica), la ricerca creativa di possibili sinergie con le azioni già in campo e la definizione condivisa di visioni al futuro. La riqualificazione edilizia, in questa prospettiva, non perde importanza, ma al contrario diventa una delle condizioni fondamentali attraverso cui una strategia più ampia può concretizzarsi.

La qualità finale e gli effetti della rigenerazione si valutano quindi non nelle caratteristiche specifiche del manufatto e dell’iniziativa estemporanea realizzata, ma piuttosto nella capacità della stessa di contribuire al raggiungimento di obiettivi di sviluppo del territorio, di produrre impatti e cambiamenti significativi sul lungo periodo. È una condizione che rende la rigenerazione un campo necessariamente multidisciplinare: è necessario prima coinvolgere una pluralità di competenze, diversi sguardi e molteplici attenzioni, così da governare e indirizzare la complessità

Nuove relazioni tra pubblico, privato e terzo settore

È proprio in questa complessità che si inserisce il lavoro di KCity: leggere il territorio, riconoscerne bisogni e potenzialità, costruire la strategia, individuare gli attori da coinvolgere, ricercare le risorse e immaginare il modello di gestione. Una funzione di ”cerniera” tra pubblico, privato e terzo settore che precede e accompagna la trasformazione fisica degli spazi, attraverso un percorso di lavoro che passa dall’ analisi, al design, al management, con l’obiettivo di costruire strategie di innovazione nell’uso degli spazi nella gestione dei servizi.

La rigenerazione urbana è inoltre sempre multistakeholder: la fattibilità di questo genere di interventi richiede sempre più spesso di costruire sinergie tra pubblico e privato, superando l’idea di due committenti separati e ricercando possibili condizioni di reciproca convenienza secondo una logica win-win. A questi si affianca un terzo attore fondamentale: il terzo settore, che può assumere un ruolo centrale nella gestione dei servizi, nella relazione quotidiana con il territorio e nella valutazione degli impatti da essi generati sulla comunità.

Verso una nuova cultura del progetto urbano

È una prospettiva, quella della rigenerazione sin qui descritta, che spinge a ripensare completamente l’approccio progettuale a cui si è storicamente appoggiato anche il mondo dell’edilizia: spazi, strutture, soluzioni tecnologiche, vanno concepite, insieme agli attori, le risorse e le opportunità immateriali, come i possibili ingredienti per progetti di innovazione degli usi e del modo di funzionare delle città.

Un paradigma di innovazione che si può ormai vedere alla prova in molti settori e ambiti di intervento, come ad esempio educazione, sport e cultura che, tradizionalmente trattati come settori autonomi, possono diventare basi per nuovi processi di rigenerazione. Una scuola può aprirsi al quartiere, un’infrastruttura sportiva assumere funzioni sociali più ampie, uno spazio culturale trasformarsi in una nuova centralità urbana. In tutti questi casi, l’innovazione nella configurazione fisica dell’edificio è funzionale ad abilitare innovazioni d’uso, che sono a loro volta propedeutiche al miglioramento della qualità della vita urbana.

Nelle prossime puntate di questa intervista andremo ad approfondire, richiamando modelli, casi e strumenti disponibili, rispettivamente i temi della rigenerazione a base sportiva, della rigenerazione a base educativa e della rigenerazione a base culturale, anche con l’obiettivo di comprendere come il settore dell’edilizia può inserirsi, nel modo più efficace, in queste nuove tendenze.