Biografia

Appassionata di arte e cultura, divoratrice di libri, nutre una profonda curiosità per l’evoluzione delle espressioni artistiche, dell’architettura e del design. Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sulla digitalizzazione dei musei, ha un passato nell’ICT e un presente nelle istituzioni culturali del Comune di Reggio Emilia. E’ esperta nella gestione di progetti culturali e nella valorizzazione dell’interazione tra pubblico e istituzioni, con attenzione all’accessibilità e all’inclusione. Un suo racconto breve, “L’arte di far vivere gli uomini”, è stato finalista nel concorso nazionale di scrittura “Architettura di parole” 2019 promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Arezzo, con il patrocinio del Consiglio Nazionale Architetti e della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale.


La sicurezza è un diritto fondamentale che riguarda ogni aspetto della nostra vita, in particolare in un settore come l’edilizia, dove il rischio di infortuni è ancora troppo elevato. Non si tratta solo di proteggere gli operatori nei cantieri, ma di garantire ambienti sicuri e salubri per chi li vivrà.

Negli ultimi anni, l’avanzamento tecnologico ha aperto nuove possibilità per prevenire incidenti, monitorare le condizioni di lavoro in tempo reale e migliorare la formazione degli operatori. Dai dispositivi indossabili ai caschi intelligenti, fino all’utilizzo della realtà virtuale, l’innovazione è ormai un elemento cruciale per la protezione e il benessere dei lavoratori nei cantieri.

Tuttavia, il potenziale di questi nuovi strumenti rischia di essere vanificato se non si supera un ostacolo culturale ancora troppo radicato: la percezione della sicurezza come un costo o un vincolo, invece che come un valore aggiunto e un segno di rispetto per la vita e la dignità di chi lavora.

Sicurezza in cantiere: l'innovazione al servizio della protezione dei lavoratori

a cura di C. Piacentini

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, così si apre la Costituzione italiana, all’articolo 1. I Padri costituenti hanno sancito che il lavoro è uno dei diritti fondamentali dell’essere umano, un elemento costitutivo della dignità della persona, il mezzo per garantire la vita e il benessere dell’individuo. Tali diritti sono esplicitati negli articoli 32 (“la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”) e 41 (“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”).

Da questi articoli discende il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, noto come Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, un pilastro fondamentale per la protezione dei lavoratori e per la promozione di una cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. Esso ha come obiettivo primario la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e si applica a tutti i settori pubblici e privati.  Il Testo Unico stabilisce che il datore di lavoro è tenuto a svolgere la valutazione dei rischi, svolgere attività di informazione e formazione dei lavoratori e deve assicurarsi che venga effettuata una regolare sorveglianza sanitaria. Fornisce inoltre linee guida per l’adozione di misure di prevenzione e protezione quali i dispositivi di protezione individuale DPI, i piani di emergenza e l’organizzazione della sicurezza.

“La sicurezza non è un costo, ma un investimento” è un concetto spesso ribadito da associazioni come ANMIL (Associazione Nazionale Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro). Nel 2023, in Italia, secondo i dati INAIL, sono stati denunciati complessivamente oltre 590.000 infortuni sul lavoro. Nel settore delle costruzioni, secondo il Rapporto Formedil-Cresme 2024 sull’incidentalità in edilizia, le denunce di infortunio sono state circa 40.000 e rappresentano il 7% del totale degli infortuni denunciati. Purtroppo, i decessi sul lavoro nei primi dieci mesi del 2024 sono stati 890, con il settore delle costruzioni che ha riportato 141 vittime, risultando il più colpito. La sicurezza nei cantieri edili rappresenta, pertanto, una priorità assoluta e lo sviluppo tecnologico è certamente un valido supporto per incrementare la protezione degli addetti.

Negli ultimi anni, l’adozione di tecnologie avanzate ha rivoluzionato le misure di prevenzione degli incidenti, introducendo dispositivi intelligenti in grado di monitorare in tempo reale le condizioni del lavoro e del lavoratore.

I caschi intelligenti (smart helmets) rappresentano una delle innovazioni più significative in questo campo. Dotati di tecnologie come telecamere, microfoni, visori orientabili e connettività wireless, questi caschi permettono una comunicazione bidirezionale tra l’operatore sul campo e gli specialisti in remoto. Ciò consente di ricevere istruzioni in tempo reale e di condividere esattamente ciò che l’operatore vede, migliorando l’efficienza e la sicurezza operativa. Non ultimo, il sistema assicura che il lavoratore indossi correttamente il dispositivo di protezione, riducendo il rischio di incidenti legati a negligenza o dimenticanza.

I dispositivi indossabili, o wearable devices, grazie all’integrazione di tecnologie come l’Internet delle Cose (IoT) e i Big Data, includono una gamma di strumenti come caschi, giubbotti, scarpe, guanti o cinture dotati di sensori in grado di rilevare movimenti, condizioni ambientali e parametri fisiologici. I sensori integrati, infatti, possono monitorare la temperatura corporea, il battito cardiaco e la saturazione dell’ossigeno, trasmettendo i dati raccolti a una piattaforma centrale per il monitoraggio continuo, migliorando la sicurezza e l’efficienza operativa. Alcuni sono progettati per rilevare cadute, immobilità prolungata o ingressi in zone pericolose, attivando allarmi automatici e permettendo una rapida risposta in caso di emergenza. Tecnologie di riconoscimento (come la RFID attiva) possono rilevare in tempo reale situazioni pericolose, avvisando immediatamente i lavoratori e i responsabili della sicurezza.

Un’altra frontiera è l’uso della realtà virtuale e aumentata (VR/AR) anche attraverso l’Intelligenza artificiale (AI) per la formazione degli addetti: queste  consentono ai lavoratori di affrontare scenari di rischio (incidenti, cadute, crolli) in un ambiente controllato, migliorando la preparazione e riducendo gli incidenti. E le applicazioni della AI si moltiplicano di giorno in giorno.

Per quanto dati specifici sulla riduzione degli incidenti grazie all’uso di wearable e smart devices siano ancora limitati, le evidenze disponibili suggeriscono che l’adozione di queste tecnologie possa contribuire significativamente a migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. I benefici sono indubitabili, ma emergono alcune sfide: la necessità di formazione specifica per l’utilizzo dei nuovi strumenti, l’integrazione con i sistemi e le tecnologie esistenti e la gestione dei dati raccolti, con particolare attenzione alla privacy dei lavoratori.

Tuttavia, le prospettive future sono promettenti. L’evoluzione continua delle tecnologie e, soprattutto, l’aumento della consapevolezza sull’importanza della sicurezza sul lavoro fanno prevedere una crescente adozione di questi dispositivi e l’eventuale aggiornamento delle normative potrebbe incentivarne ulteriormente l’utilizzo.

Il professor Gabriele Pelissero, medico e accademico italiano, è uno dei principali esperti nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro. Pelissero ha sempre promosso l’idea che la sicurezza sul lavoro non debba essere considerata solo una questione normativa o burocratica, ma piuttosto un’area che richiede un approccio scientifico e multidisciplinare che non solo protegge i lavoratori, ma garantisce anche un ritorno per le imprese in quanto l’investimento in misure preventive e in tecnologie sicure aumenta la produttività e l’efficienza operativa, riduce i costi e soprattutto potenzia il benessere dei lavoratori, contribuendo a creare un ambiente di lavoro positivo, migliorando la qualità delle relazioni lavorative.

“La sicurezza non è un vincolo, ma un valore aggiunto per le aziende e i lavoratori” sostiene Pelissero: la cultura della sicurezza deve essere promossa attraverso formazione, aggiornamento continuo e soprattutto collaborazione tra istituzioni, imprese e lavoratori per creare ambienti di lavoro più sicuri ed efficienti.

Il lavoro, e il lavoro sicuro, è un diritto costituzionale. Una democrazia matura, scriveva il filosofo e giurista Norberto Bobbio, si misura non solo dai diritti formali, proclamati, ma dalla capacità dello Stato di tradurli in pratiche effettive, perché diventino diritti sostanziali, garantiti, promossi, tutelati, applicati da tutte le componenti della società.

Conclusioni

In Italia, troppo spesso le misure di prevenzione vengono viste come un peso anziché come un’opportunità per migliorare la qualità del lavoro e l’efficienza operativa. È necessario un impegno collettivo per superare questa mentalità, promuovendo una cultura che riconosca nella sicurezza un pilastro essenziale per il progresso del settore edile e della società nel suo insieme.

La tecnologia può fornire gli strumenti, ma solo la consapevolezza e la collaborazione tra imprese, lavoratori e istituzioni possono rendere i cantieri luoghi realmente sicuri.

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