Biografia
Massimo Roj, laurea in Architettura e Urbanistica al Politecnico di Milano nel 1986, è iscritto all’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano. Inizia la sua attività professionale da studente nel 1982, collaborando con diversi architetti Alberto Spinelli, Roberto Morisi e Franca Helg allo sviluppo di edifici progetti in Italia e all’estero. Nel 1988 ricopre la carica di Project Architect e Project Manager per una multinazionale di Space Planning contribuendo alla realizzazione del più avanzato centro di ricerca per il software a Bitritto-Bari per Olivetti. Nel 1994 fonda a Milano Progetto CMR, società di progettazione integrata, considerata oggi tra le prime in Italia, applicando un modello interdisciplinare che unisce architettura, ingegneria e design e che ha come obiettivo la massimizzazione dell’efficienza in termini di tempi, costi e qualità del risultato finale del progetto. Svolge consulenza a livello internazionale in Urban Planning, Architettura, Space Planning, Interior Design e Product Design, integrando strategie sostenibili in proposte progettuali coerenti con il contesto e con le esigenze dei clienti.

Nel contesto della crescente urbanizzazione globale, che prevede che nel prossimo decennio il 70% della popolazione mondiale viva in città, la progettazione sostenibile assume un ruolo cruciale. In questa intervista a Massimo Roj, Fondatore e Amministratore Delegato Progetto CMR, esploriamo l’approccio di Progetto CMR alla sostenibilità applicata a grandi progetti urbani e infrastrutturali, dove si intrecciano le sfide legate alla funzionalità, all’estetica e alla riduzione dell’impatto ambientale. La progettazione deve rispondere a esigenze complesse, mettendo al centro la persona e il suo rapporto con l’ambiente circostante. Il metodo “InsideOut”, sviluppato dal team di Progetto CMR, guida la trasformazione degli spazi, con un’attenzione particolare alla qualità ambientale e sociale. L’intervista approfondisce anche l’adozione di soluzioni tecnologiche innovative, come l’uso di materiali eco-attivi e impianti a energia rinnovabile, per migliorare l’efficienza energetica. Inoltre, vengono analizzate le strategie di resilienza climatica necessarie per affrontare i cambiamenti ambientali futuri, con un approccio che integra visione a lungo termine e progettazione adattiva
In che modo l'approccio alla sostenibilità si evolve quando si affrontano progetti di grandi dimensioni, come quelli urbani o infrastrutturali? Come riuscite a bilanciare le esigenze di funzionalità e estetica con la necessità di ridurre l'impatto ambientale?
Oggi più della metà della popolazione mondiale vive nelle città e questa percentuale aumenterà nel prossimo futuro, raggiungendo il 70% nel prossimo decennio. La crescente urbanizzazione delinea nuove sfide ma, soprattutto, nuove responsabilità per noi progettisti, che siamo chiamati a creare spazi accoglienti e sostenibili, avendo cura dei luoghi e delle persone che li abitano. In questo contesto complesso, è necessario comprendere il presente per dare vita a una visione del futuro che si traduca in una trasformazione delle città guidata da principi e valori morali e lungimiranti.
Per trovare un punto di sintesi tra le sfide di riduzione di impatto ambientale e le esigenze di funzionalità ed estetica dobbiamo tenere come baricentro della progettazione la persona e le sue esigenze rispetto al luogo che la ospiterà. Solo ragionando secondo il metodo progettuale umano-centrico “InsideOut”, dall’interno all’esterno, perfezionato da Progetto CMR in 30 anni di esperienza nel campo della progettazione integrata, è possibile trovare nell’armonia la cifra della qualità del progetto, che diventa primo gesto di cura verso il luogo. L’architettura svolge allora un ruolo cruciale come driver di trasformazione olistica, che coinvolge spazio urbano, società e ambiente.

Crediti: gf_DeCastillia23_milano_ref15
Quali sono le principali innovazioni tecnologiche che avete integrato nei vostri progetti per ottimizzare l'uso delle risorse naturali e migliorare l'efficienza energetica?
Penso a De Castillia 23, l’edificio nell’area di Porta Nuova a Milano sul quale siamo stati chiamati a pensare a una riqualificazione a 360 gradi, per incrementare le prestazioni energetiche e l’efficienza complessiva dell’immobile. Pur nel rispetto della preesistenza, abbiamo lavorato sulla facciata di vetro che diventa uno schermo protettivo all’irraggiamento diretto creando moti convettivi d’aria che diminuiscono il carico termico. Nello steso tempo i balconi di grandi dimensioni esistenti, rivestiti con superficie ceramica chiara riflettono la luce naturale dall’interno offrendo un’illuminazione naturale per il 70% dell’orario di lavoro, riducendo il consumo di energia elettrica.
Le restanti superfici esterne sono invece realizzate con lastre ceramiche eco-attive che assorbono 59 kg di ossido di azoto all’anno grazie alle loro proprietà antinquinamento, l’equivalente di quanto farebbero 200.000 mq di aree verdi, migliorando la salubrità degli spazi interni ed esterni. Anche il sistema linfatico dell’edificio è caratterizzato da impianti di ultima generazione, che utilizzano fonti rinnovabili per la produzione energetica. Il sistema fotovoltaico, integrato in copertura, produce circa 40.000 kWhel di energia pulita, evitando l’emissione in atmosfera di 13 tonnellate di CO2 all’anno.

Crediti: gf_DeCastillia23_milano_ref1

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Nella progettazione di grandi opere, come affrontate la questione della resilienza climatica, specialmente in contesti urbani densamente popolati o in aree vulnerabili? Quali strategie implementate per garantire che gli edifici non solo siano sostenibili ma anche adattabili ai cambiamenti ambientali futuri?
Quando si è chiamati a pensare a grandi opere che implichino quindi un impatto sul brano o più brani di città su cui insistono, è imprescindibile ragionare a partire dalla programmazione, cioè da un disegno dello sviluppo che sia orientato al lungo termine (30-50 anni). Infatti, nonostante l’abitudine di ragionare sull’evoluzione delle città restando legati al piano dello spazio, credo necessario oggi più che mai riflettere anche su quello del tempo: non a caso, in francese la parola sostenibilità si dice durabilité.
Pensiamo alle città europee, storiche e stratificate, considerate le più vivibili e resilienti anche grazie alla loro evoluzione lenta, e a centri più “giovani” in altri contesti che hanno già avuto occasione di mostrare tragicamente la loro fragilità rispetto alla potenza, a volte distruttiva, del cambiamento climatico. Alla programmazione segue poi la pianificazione, una fase di medio periodo (5-10 anni) riguardante territori e scala urbana.
Occorre infatti declinare gli interventi nello spazio che dovrà accoglierli. Infine, la progettazione: parola che deriva dal latino projectare – cioè gettare in avanti – e che evidenzia come l’architetto abbia il compito di interrogarsi sul domani. Partendo dal programma si arriva al progetto, che se impostato secondo questi presupposti conterrà in sé il seme della resilienza.








