Biografia
Elisabetta Cavazza, architetto ha conseguito Master in Rigenerazione Urbana (2021) e in Progettazione paesaggistica (2004).
Esperto in pianificazione paesaggistica, svolge la libera professione prevalentemente in qualità di consulente di Enti pubblici.

I fiumi rappresentano un equilibrio delicato tra sostenibilità ambientale e sfruttamento delle risorse lapidee. La cura del territorio richiede strategie integrate che proteggano gli ecosistemi fluviali, promuovano la biodiversità e garantiscano l’uso responsabile delle risorse minerarie, fondamentali per l’economia, sviluppando prodotti ecosostenibili
Il cambiamento climatico impone di sviluppare prodotti ecosostenibili per permettere soluzioni tecnologiche sempre più idonee ad affrontare le nuove sfide per il sistema insediativo contemporaneo sia per gli edifici che per l’adeguamento e trasformazioni di spazi esterni e infrastrutture.
È necessario pertanto che la sostenibilità ambientale del processo costruttivo accompagni tutte le fasi, dalla produzione allo smaltimento dei materiali e pertanto necessita inizialmente del massimo rispetto delle risorse territoriali nell’approvvigionamento della materia prima. Le regolamentazioni si sono progressivamente estese a diversi settori e tipologie d’intervento, pur mantenendosi sempre alto il valore della sensibilità del singolo attore del processo, dall’operatore economico al progettista, dall’amministratore pubblico al proprietario, nel valutare la soluzione ottimale indipendentemente dagli obblighi.
I materiali lapidei, come altre materie prime della nostra tradizione costruttiva storica, hanno continuato nel tempo a dimostrare la loro ecosostenibilità e, contemporaneamente, la gestione sostenibile della loro estrazione permane oggi ancor più che in passato come fattore imprescindibile per la sostenibilità del processo, in un territorio che ogni giorno manifesta ulteriori segnali della propria fragilità.
Siamo di fronte ad un classico esempio in cui per individuare le soluzioni operative per mantenere o ricreare un delicato equilibrio è necessario incentrare l’attenzione sui conflitti per le risorse dovuti alle pressioni per la sostenibilità economica dei processi da un lato e la sostenibilità ambientale dall’altro[1]
Ogni contesto in cui si opera necessita di specifiche attenzioni sulla base delle proprie caratteristiche che coinvolgano puntuali valutazioni su tutte le componenti paesaggistiche e ambientali e sulle loro interrelazioni al fine di individuare il delicato equilibrio tra necessità produttive da un lato e salvaguardia o ripristino/miglioramento dell’ecosistema e sicurezza del territorio dall’altro.
Le estrazioni in ambiti fluviali, in particolare, esigono valutazioni territorialmente estese data la natura di rete del sistema idrografico, dell’assoluta sua importanza per l’ecosistema, per il nostro sistema insediativo e produttivo, compreso quello agricolo.
Dalla tutela paesaggistico-ambientale alla rilevanza ecosistemica
La tutela degli ambiti fluviali evolve nella legislazione italiana parallelamente con i concetti di paesaggio e ambiente. Sintetizzando le fasi fondamentali degli ultimi decenni va ricordato che a livello nazionale dal 1985, con la nota Legge Galasso[2], una fascia di 150 metri dalla sponda di “i fiumi torrenti e corsi d’acqua” è dichiarata tutelata sotto l’aspetto paesaggistico-ambientali. Poi dal 2006, con il Codice dell’ambiente[3], la pianificazione e regolamentazione è specificata per la sicurezza e salubrità del territorio.
In Emilia-Romagna, dove già dal 1978[4] sono divenute vigenti limitazioni alle possibilità edificatorie a tutela degli ambiti fluviali, nel 1988 con l’adozione del Piano paesaggistico regionale le trasformazioni e l’uso di corsi d’acqua e loro ambiti, contestualizzate nella cartografia, sono regolamentate ai fini di tutelare paesaggio e ambiente con articolate disposizioni, mentre ulteriori precisazioni e approfondimenti sono stati demandati ai Piani provinciali e comunali.
Corsi d’acqua ed ambiti fluviali, per il loro potenziale ecologico, sono stati poi individuati come principali elementi nell’elaborazione delle reti ecologiche e, in tempi più recenti, considerati fondamentali servizi ecosistemici, elementi da salvaguardare per potenziare la biodiversità.
Ambiti fluviali, rete idrografica e sistema insediativo storico emiliano
Le componenti strutturanti primarie del sistema insediativo storico emiliano sono relazionate al sistema di gestione e utilizzo delle acque, dal Po, via d’acqua di connessione all’ambito padano, ai principali canali storicamente utilizzati per irrigazione o “industriali”, nei casi in cui abbiano alimentato opifici, ed ai cavi di bonifica. Le principali città che caratterizzano il policentrismo emiliano sono sorte e si sono sviluppate in luoghi privilegiati lungo i corsi d’acqua e ingenti opere idrauliche a scala territoriale sono state realizzate per derivare acque a scopi irrigui e produttivi. Oltre alla principale struttura insediativa e rete delle sedi, ancora permangono elementi puntuali connessi a questo sistema delle acque e caratterizzanti la struttura territoriale da edifici e manufatti destinati a specifiche funzioni, quali gli opifici alimentati ad acqua, a manufatti idraulici e impianti di bonifica.
Esempio di evoluzione dell’ambito del Secchia presso Rubiera
Un esempio significativo delle trasformazioni avvenute in ambito fluviale che ha dato importanti risultati sotto diversi aspetti, come sarebbe sempre auspicabile, è rappresentato dal contesto delle Casse di espansione del Fiume Secchia, posto in area di media pianura tra le province di Reggio Emilia e Modena. Si tratta di un caso esemplare anche per l’applicazione nel tempo delle diverse tutele e regolamentazioni.
L’ambito fluviale posto in territorio di Rubiera nella prima metà dell’800 era ancora caratterizzato dalla presenza di un bosco planiziale detto “Bosco di Rubiera” a nord del quale si estendevano territori vallivi, ossia caratterizzati da depressioni del terreno e ambienti umidi. La zona è stata in seguito trasformata con l’impianto di cave per escavazione di ghiaia e sabbia, come è avvenuto in diverse altre parti del medio corso del Secchia.
A seguito della dismissione delle cave si è assistito ad un importante processo di rinaturalizzazione e alla realizzazione delle casse di espansione per regolare le piene del fiume. Per le notevoli valenze naturalistiche nel 1996 è stata istituita la Riserva naturale, nata per proteggere questi ambienti che hanno funzione di riequilibrio ecologico per tutto il territorio circostante caratterizzato da aree agricole, cave di sabbia e ghiaia, aree per attività sportive e ricreative, grandi infrastrutture viarie. Per il suo interesse naturalistico dal 2004 l’ambito rientra tra i siti di Rete Natura 2000[5] ed è sottoposto a specifiche misure di conservazione e a piano di gestione per la conservazione degli habitat.
Tuttavia, va ricordato che già dal 1985 la parte ricadente in comune di Rubiera è stata sottoposta a tutelata paesaggistica con apposito Decreto ministeriale[6] valutando il notevole interesse per il significato e valore identitario che riveste nel territorio reggiano, in riferimento al valore naturalistico delle casse di espansione del Secchia, nella parte orientale dell’area, caratterizzate da specchi d’acqua con presenza di isolotti e penisole e dalla vegetazione arborea e arbustiva ricca delle specie tipiche locali. L’area è inoltre caratterizzata dal sistema storico-paesaggistico di corte Ospitale-palazzo Rainusso, due fra le più importanti strutture insediative storiche del territorio reggiano di media pianura.

BIBLIOGRAFIA
[1] In riferimento alla sintesi di Campbell D. Scott nell’articolo The Planner’s Triangle Revisited: Sustainability and the Evolution of a Planning Ideal That Can’t Stand Still [Il triangolo del pianificatore rivisitato: sostenibilità ed evoluzione di un ideale di pianificazione in costante movimento] del Journal of the American Planning Association, vol. 82, N. 4, 2016, pp 388-397, ci troviamo nella parte di processo che coinvolge gli elementi alla base del triangolo.
[2] Legge 431/1985, conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, recante disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale. Integrazioni dell’articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.
[3] Decreto legislativo 156/2006, in particolare Titolo III Tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi.
[4] Legge regionale 47/1978 “Tutela e uso del territorio”, titolo VI Disciplina edificatoria delle zone, art. 33 Zone di tutela.
[5] IT4030011 – ZSC-ZPS – Casse di espansione del Secchia.
[6] Decreto ministeriale del 1° agosto 1985 “Dichiarazione di notevole interesse pubblico della zona del parco del fiume Secchia sita nel comune di Rubiera.















